Il Team di WineBroker fa tappa a Benevento, capitale della Falangina del Sannio, per dare voce ai protagonisti di una bella e giovane avventura vinicola chiamata Cantine De Cicco. Abbiamo parlato con uno dei titolari, Diego De Cicco, che insieme al fratello Rino hanno deciso di credere e di investire in un sogno: costruire il futuro partendo dal passato, attraverso la riscoperta delle proprie origini.

Una storia che parla di un ritorno alla Terra ed ai suoi frutti, una storia che racconta di come è possibile costruire valore attraverso la valorizzazione delle risorse del proprio territorio. E’ così che nel 2015 nascono le Cantine De Cicco e viene alla luce la Falanghina del Sannio DOC.

Diego, come nascono le Cantine De Cicco? 

Il nostro progetto nasce da una semplice domanda: “Perché non torniamo a fare il vino?”. E la risposta immediata è stata: “Perché NO”. È così che nascono le Cantine De Cicco, che hanno segnato un  vero e proprio ritorno alla terra da parte di due ragazzi che, riscoprendo le proprie origini, hanno cercato di mettere insieme le proprie energie riprendendo un’attività che fa parte della storia della nostra famiglia.  Siamo così ritornati da Roma a Benevento, dove abbiamo messo a regime i vigneti della nostra piccola azienda di famiglia, non interrompendo con la vendemmia il nostro ciclo produttivo. L’abbiamo visto come un’opportunità di ripercorrere a ritroso la storia della nostra famiglia, studiando come poterla proiettare nel futuro. Ed è così che, senza nemmeno rendercene conto, ci siamo lanciati in quest’avventura che nel maggio 2015 ha visto il nostro primo imbottigliamento di Falanghina del Sannio DOC. Eravamo davvero tornati a fare il vino.

Su quali valori avete impostato la produzione?

Innanzitutto ci siamo dedicati a capire bene cosa avevamo tra le mani. La nostra produzione si basa su appena 4 ettari di piccoli vigneti presenti nella campagna del comune di Benevento, alle pendici del Monte Taburno. La qualità delle uve prodotte ci ha consentito di poter sviluppare il nostro progetto avendo come base un frutto eccellente, che grazie alla consulenza di esperti agronomi ed enologi abbiamo semplicemente messo a sistema. La vendemmia è stata preceduta da un’accurata selezione dei migliori grappoli che hanno esaltato le proprie caratteristiche in una vinificazione grazie alla quale abbiamo imbottigliato 13000 bottiglie, tutte numerate.

In un’epoca segnata dai consumi di massa e da prodotti che devono necessariamente rispondere alla logica della standardizzazione, qual’è secondo te il ruolo dei piccoli produttori vinicoli?

È un ruolo fondamentale, senza esagerare ritengo che siano dei veri baluardi a difesa delle piccole produzioni di qualità e di conseguenza della tradizione e della cultura vinicola del nostro Paese. Questo non vuol dire assolutamente chiudersi a ciò che il mercato nazionale ed internazionale offre ma intendo che non si debba necessariamente rincorrere il profitto standardizzando i propri prodotti e quindi creando una sorta di corsa al ribasso dei costi che si sconta inevitabilmente nella perdita di qualità. Abbiamo un forte appeal a livello mondiale e questo deve spronarci a migliorare le nostre produzioni, sfruttando quanto di buono la tecnologia ci offre senza tuttavia perdere l’identità dei nostri prodotti, unici al mondo.

Non solo Falanghina: quali sono le novità per la vendemmia 2016?

Esatto, non solo falanghina. Già dalla scorsa vendemmia abbiamo selezionato le migliori uve di Aglianico del Taburno che, dopo una stagionatura in botte, ci apprestiamo a mettere sul mercato mentre in cantiere abbiamo l’idea di produrre un rosato.

Salutiamo Diego e lo aspettiamo per degustare insieme le novità previste per questo 2016.Nel frattempo, venite a scoprire la Falanghina del Sannio DOC delle Cantine De Cicco disponibile nel nostro catalogo!