Eliminare gli ostacoli burocratici e valorizzare al contempo quello che viene finalmente riconosciuto come un patrimonio nazionale. Sono questi i due obbiettivi principali del “Testo Unico sul Vino”, approvato ad aprile dalla Commissione Agricoltura, Caccia e Pesca ed approdato questo lunedì alla Camera dei Deputati  per la discussione parlamentare.

Un testo composto da 89 articoli che indicano chiaramente le regole da seguire per ogni componente della filiera vitivinicola con una particolare attenzione alla semplificazione degli adempimenti burocratici, come l’iscrizione al registro delle denominazioni d’origine protette, ed alla valorizzazione e tutela di un importante settore economico.

La discussione del Testo Unico sul Vino assume una particolare importanza in quanto la produzione vitivinicola interessa tutto il territorio nazionale, quindi una considerevole percentuale del Pil italiano, e perché si tratta del primo documento organico ed unificato per la disciplina della coltivazione della vite, della produzione e del commercio del vino.

Andando nel merito del dibattito parlamentare, risulta di particolare rilievo l’identificazione del vino e dei territori viticoli come patrimonio ambientale, culturale, gastronomico e paesaggistico dell’Italia. Un riconoscimento atteso e “dovuto” per un prodotto amato, conosciuto e richiesto in tutto il mondo in quanto tra i simboli universalmente riconosciuti del Made in Italy.

In particolare, viene definito  il concetto di vitigno autoctono italiano, inteso come vitigno appartenente alla specie Vitis vinifera di origine esclusivamente italiana e la cui presenza è rilevata in aree geografiche delimitate del territorio nazionale. Inoltre, viene stabilito che l’utilizzo della definizione è consentito solo per specifici vini DOCG, DOC e IGT, sulla base dei disciplinari esistenti. Per quanto riguarda invece queste ultime, la tutela delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradizionali viene regolata dal Testo Unico attraverso la definizione di precisi ambiti territoriali con la specifica che solo le denominazioni di origine potranno prevedere l’indicazione delle sottozone.

Per quanto riguarda la produzione, la proposta di legge introduce nuove misure a tutela del consumatore la cui più importante è probabilmente l’introduzione di una lista ufficiale delle sostanze chimiche la cui detenzione sarà vietata negli stabilimenti enologici. Una decisione, quella di introdurre la lista, che tenta di porre un freno all’utilizzo di componenti chimici dannosi per l’individuo e che vengono aggiunti in fase di vinificazione anche e sopra tutto per standardizzare il prodotto a fronte di grandi produzioni.

Infine, il Testo Unico sul Vino va a definire il futuro del panorama vitivinicolo nazionale stabilendo che solo le varietà da vino iscritte nel Registro nazionale potranno essere impiantate, reimpiantate o innestate per la produzione di prodotti vitivinicoli, fatta eccezione per le viti utilizzate a scopo di ricerca e per quelle di conservazione in situ del patrimonio genetico autoctono.

Alla stesura del Testo Unico hanno simbolicamente contribuito, attraverso l’organo che li rappresenta, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, alcuni produttori presenti nel Catalogo WineBroker (Marco Donati, Malibran, Borgo Stajnbech, Cantina Madonna delle Grazie e Azienda Agricola Montecappone), a dimostrazione del valore che il documento potrebbe assumere, se approvato dal Parlamento, nella tutela e salvaguardia delle produzioni di qualità.

Il Testo, attualmente in discussione alla Camera, dovrebbe essere approvato entro la prossima settimana per passare poi all’esame del Senato.