Sette paesi produttori, 1.750 espositori, 32.000 visitatori previsti ed una selezione di oltre 100 varietà di vitigni originari del bacino del Mediterraneo. Questi i numeri della dodicesima edizione del Salone internazionale dei vini del Mediterraneo Vinisud 2016, che si sta svolgendo in questi giorni in Francia, a Montpellier. Ed Il team di WineBroker, sempre alla ricerca dei migliori prodotti sul mercato, non poteva mancare.

Dei numerosi stand presenti alla manifestazione abbiamo notato che un numero considerevole è stato riservato alla degustazione dei vini conservati nei B-I-B, al secolo Bag in Box, là dove nel nostro Bel Paese quella dei B-I-B rimane una pratica inusuale, se non addirittura snobbata. Ma quale è il loro effettivo valore?

Concepito e brevettato negli anni ’50 negli Stati Uniti d’America, il Bag in Box costituisce in realtà un valido metodo di conservazione del vino alternativo alla classica bottiglia di vetro tanto che, come risulta da uno studio condotto da FranceAgrimer, il dipartimento statistico del ministero dell’agricoltura francese, le vendite dei Bag in box in Francia, Belgio e Danimarca nel 2014 corrispondono rispettivamente al 36%, al 32% e al 41% della vendita totale di vino al dettaglio, senza considerare che in Australia le percentuali salgono oltre il 50%.

Tuttavia, nonostante i numeri parlino chiaro, resta acceso il dibattito tra esperti e semplici amanti dell’enologia sulla capacità di conservazione dei B-I-B e quindi sull’effettiva validità del loro utilizzo, vediamo perché.

I B-I-B, solitamente presenti nei formati da 3 e 5 litri, sono composti da una Bag, costituita da due sacchetti di plastica, uno in laminato plastico e l’altro in polietilene a bassa densità (LDPE) che vengono saldati tra loro ed inseriti nella Box, ovvero in una scatola di cartone dal quale fuoriesce un rubinetto termo saldato direttamente al contenitore del vino.

Le sacche di plastica completamente riempite di liquido, con gli eventuali spazi vuoti colmati con gas inerti, la flessibilità del materiale plastico e la presenza del rubinetto termo saldato sono tutte caratteristiche ottimali dei Bag in Box in quanto prevengono i processi dell’ossidazione e della presa di spunto impedendo il contatto tra vino ed ossigeno. Allo stesso modo, la scatola dentro cui viene inserita la sacca presenta importanti vantaggi dal punto di vista della conservazione organolettica, come la protezione dalla luce e dagli sbalzi di temperatura, e dal punto di vista del trasporto in quanto evita di ricorrere ai sofisticati e costosi imballaggi per il trasporto delle bottiglie ormai richiesti dai trasportatori.

D’altro canto, come dimostra lo studio effettuato in ambito universitario da alcuni ricercatori greci e pubblicato sulla rivista accademica inglese Food Chemistry (Source: Revi, M., Badeka, A., Kontakos, S., and Kontominas, M.G. 2014. Effect of packaging material on enological parameters and volatile compounds of dry white wine. Food Chemistry 152: 331-339), il materiale plastico di cui sono costituite le sacche interne dei B-I-B tende dopo lunghi periodi ad assorbire alcune delle sostanze volatili presenti nel vino, andando a comprometterne la qualità finale.

Da queste osservazioni si può dedurre che i B-I-B sono preferibili per un uso domestico e quotidiano per via della possibilità di conservare il prodotto in maniera ottimale anche molto tempo dopo l’apertura  mentre le bottiglie di vetro restano la prima opzione per la conservazione del vino a lungo termine e per il consumo in locali e ristoranti, anche se le abitudini dei consumatori si stanno orientando sempre più verso il consumo al calice rendendo i Bag in Box appetibili anche al mercato della ristorazione e a quello della grande distribuzione organizzata.

Un’attenzione quindi in costante aumento, come dimostra il fatto che anche alcuni produttori francesi di vini prestigiosi hanno cominciato ad “inscatolare” i loro Cru, che tuttavia sembra non interessare il nostro paese, nonostante qualche cantina pionieristica abbia sviluppato la propria linea di B-I-B come l’abruzzese Cantina Valle Tritana. Le ragioni di questo scetticismo italiano nei confronti dei Bag in Box possono essere riassunte in quella che è stata definita “sindrome del Tavernello”, ovvero la sostanziale diffidenza dei consumatori italiani verso il vino in scatola, nonostante tra i due imballaggi le differenze siano enormi.

Probabilmente, come già avvenuto con il latte e con le acque minerali, l’uso dei Bag in Box in Italia aumenterà quando le necessità logistiche e le abitudini dei consumatori indirizzeranno sempre più cantine verso la creazione di linee di produzione dedicate così da differenziare gli acquisti e potenzialmente aumentare il mercato.