Nel corso degli ultimi decenni l’offerta enologica italiana e mondiale è andata incontro ad una crescente diversificazione dei prodotti grazie alla nascita di nuove certificazioni in grado di conferire ai vini un valore aggiunto. Un caso emblematico di questo processo è stato rappresentato ad esempio negli ultimi anni dal vino biologico:

un numero sempre crescente di viticoltori ha infatti convertito le proprie vigne dal convenzionale al biologico con la conseguente produzione di vini liberi da sostanze chimiche che rispettano e salvaguardano l’ambiente e la salute del consumatore.

Ma il vino biologico rappresenta ormai il passato: l’ultima novità in termini di certificazioni è infatti quella relativa al vino vegano, che inizia ad affacciarsi nel mercato nazionale ed internazionale. Ma quali sono le caratteristiche di un vino vegano? Vista l’origine vegetale della bevanda di Bacco, è evidente che ciò che determina la natura vegana del prodotto finito va rintracciata nel processo di vinificazione ed in particolare nella fase della chiarificazione.

Generalmente, per essere definito tale un buon vino deve essere limpido ovvero deve risultare all’esame visivo privo di tutte quelle sostanze che comportano una naturale imperfezione presente nel liquido come i residui delle parti solide della materia prima, i lieviti ed i tartrati. Ora, nonostante la chiarificazione sia un processo naturale che si attiva in maniera spontanea dopo la fermentazione, spesso si rende necessario, al fine di eliminare completamente le sostanze intorbidenti, accompagnare questo fenomeno naturale con quella che viene definita chiarificazione indotta, una pratica che favorisce la precipitazione delle sostanze sospese che si depositano sul fondo lasciando il liquido sovrastante completamente limpido anche dopo l’imbottigliamento. La chiarificazione indotta, tuttavia, può essere effettuata principalmente attraverso due classi di elementi: quelli di origine minerale, come la bentonite ed il sol di silice, e quelli di origine animale. Proprio questi ultimi, costituiti perlopiù da albume d’uovo, colla di pesce, gelatine, colla d’ossa, caseina e sieroalbumine, rappresentano le sostanze che devono essere eliminate dal processo di vinificazione per consentire al vino di ottenere la certificazione vegana.

I vini vegani sono dunque tutti quei vini la cui vinificazione esclude l’uso di qualsiasi sostanza di origine animale che viene sostituita da elementi di natura minerale. A differenza dei vini biologici, ad oggi non esiste una regolamentazione normativa nazionale che stabilisca dei parametri vincolanti da rispettare per la produzione del vino vegano tuttavia i viticoltori possono ottenere dal Gruppo Csqa-Valoritalia, partner dell’Associazione Vegetariana Italiana, la certificazione di vino con “Qualità Vegetariana” che attesta l’assenza di ingredienti, coadiuvanti tecnologici, ausiliari di fabbricazione derivati da animali.

Come nel caso dei vini biologici, i vini vegani stanno conquistando sempre più consensi e vengono spesso preferiti ai vini privi di certificazione proprio per il valore aggiunto in termini di garanzie sulla salute e di salvaguardia dell’ambiente che portano con sé.

Dalla vendemmia del 2015, l’azienda Montecappone di Jesi, partner di WineBroker, rappresenta una delle aziende italiane che hanno convertito la propria produzione eliminando l’uso di sostanze di origine animale ottenendo per i suoi prodotti come il Verdicchio Superiore Riserva “Utopia” ed il Rosso Piceno, presenti nel nostro catalogo aziendale, la certificazione di “Vino Vegan – Qualità Vegetariana” dal gruppo Csqa.